29/06/2013 ore 19,00 Celebrazione del 150 Anniversario della Concessione della Sede del Circolo

All’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso Nicola D’Amico fece un’intervista a Giuseppe Galasso   -storico tra i massimi degli ultimi cento anni e allora impegnatissimo anche come presidente della Biennale di Venezia e come uomo di governo preoccupato di salvare i valori paesaggistici del nostro Paese-  destinata a dare spessore ad un suo pezzo : quello  che sarebbe apparso nel libro di cui Marino Caracciolo di Torchiarolo, presidente del Circolo, aveva affidato il disegno e la redazione al mai troppo rimpianto Max Vajro, il quale, a sua volta,   aveva coinvolto  nell'impresa tanti altri appassionati che, di quella storia da narrare, sentivano il fascino.

Agostino Caracciolo di Torchiarolo, oggi al vertice del sodalizio, ha voluto che sabato 29 giugno    -giorno del centocinquantesimo anniversario dell’ assegnazione al Circolo, da parte di Vittorio Emanuele II, dell’attuale monumentale sede sociale-    fosse proprio Giuseppe Galasso a celebrare la ricorrenza in uno con l’uscita del volume che Marino, suo padre, non era riuscito a dare alle stampe : singolare gesto, questo, di attaccamento alla compagine associativa, di omaggio al suo passato, di affettuosa riverenza verso il proprio genitore e predecessore nella carica.

Preceduto da Annalisa Porzio -direttrice degli Uffici della Soprintendenza destinati a Palazzo reale,  che ha caratterizzato il suo breve, ma intenso intervento con note di grande sensibilità storica ed estetica- Giuseppe Galasso, con quella sua istintiva capacità di adattamento all’uditorio e all’occasione da solennizzare, ha tenuto una conferenza straordinaria catturando l’attenzione dei  presenti non solo con il suo sforzo di contestualizzazione dell’evento, ma anche nei limiti in cui è riuscito ad accendere delle  scintille interpretative di grande suggestione.

Nell’abbozzo ricostruttivo proposto, nel 1861 la fondazione a Napoli del Circolo Nazionale dell’Unione starebbe ad indicare la   sorprendente precocità  con cui l’aristocrazia di una grande capitale della penisola si era dimostrata consapevole di un ruolo da svolgere : quello di contribuire a promuovere la piena accettazione della ‘nazionalità’ del nuovo Paese che si andava edificando in attuazione del progetto di Cavour, fornendo un preciso indirizzo alle masse nel momento stesso dell’esibizione  del loro consenso nei confronti del nuovo assetto  da parte di quei galantuomini che formavano il sodalizio. 
Detto altrimenti, il Circolo, secondo l’oratore, veniva a costituire, nella nuova realtà statuale, il primo luogo di elaborazione di una coscienza nazionale, unitaria, liberale, filosabauda : ciò che faciliterà la marginalizzazione di fenomeni come quello del brigantaggio (se mai lo si volesse definire come una manifestazione di ribellione al nuovo corso); ciò che renderà più rapidamente persuasiva l’ipotesi di spostare a Roma il centro della nuova nazione; ciò che precederà l’istituzione nel 1875 a Napoli della Società Nazionale di Storia Patria.  In questa, come nel Circolo (i nomi di alcuni fondatori erano gli stessi), si muovevano personalità con la lungimiranza propria  di chi sa quand’è arrivato il momento di andare oltre la propria storia. 
Conferma  tutto questo   -ha proseguito il Professore-  il particolare splendore che la città attraversa nel cinquantennio che separa l’inizio della prima guerra mondiale dalla fine dell’epoca borbonica : si pensi alle famose ‘colmate’ da cui scaturiranno la Villa comunale e Via Caracciolo; si guardi al nuovo disegno urbanistico promosso dalla Società del Risanamento; non si dimentichi la costruzione del Palazzo degli Studi (la nuova grandiosa sede dell’Università, centro di trasmissione di saperi ma, prima ancora, della loro produzione) al centro di un asse che annoverava da un capo il luogo-simbolo della mobilità (la Stazione ferroviaria), dall’altro la Borsa,  sito-emblema  degli affari.  Ma soprattutto   -ha aggiunto Galasso-  non si dimentichi che sono quelli gli anni della poesia  di Salvatore Di Giacomo o di Ferdinando Russo; è quello il tempo  della grande canzone napoletana come dei grandi autori di teatro : poesie, canzoni, pièces che contribuiranno a radicare sempre di più il mito di Napoli nel mondo.  Ciò che accadde anche attraverso la diffusione di vere e proprie leggende sui caratteri della vita mondana che si consumava a Napoli, cui offrivano occasioni molti degli elementi più rappresentativi  dell’aristocrazia dell’epoca  nelle loro sontuose  dimore come nei  saloni di alcuni circoli : primo tra tutti il Circolo Nazionale dell’Unione, nelle cui sale, o davanti a  tavole imbandite, la storia della città contava molti tra protagonisti e  testimoni.  Senza costoro e senza  quel palcoscenico   -ha concluso felicemente Galasso-  quella   storia  si sarebbe snodata,  forse, diversamente.


Napoli, sabato 29 giugno 2013 nel giorno dei SS. Pietro e Paolo, celebrativo dei centocinquanta anni dell’assegnazione della sede e dell’uscita del volume intitolato Il Circolo Nazionale dell’Unione. Documenti per una storia, Giannini ed., Napoli 2013, pp.190 con introduzione a cura di A. Caracciolo di Torchiarolo e prefazione a firma di M. Caracciolo di Torchiarolo e con contributi di M. Vajro, M. Rodinò di Miglione, C. Lanzara, C. di Somma, S. Gaetani di Castelmola, M.A. Accattatis, N. D’Amico, V. Accardi, P. Riario Sforza, A. Porzio, M. Roscia,  U. Varriale e M. Giovarelli  cui si aggiunge in chiusura  un’appendice documentaria.
Dalle 19, ora di inizio delle celebrazioni e fino a tarda sera, pubblico delle grandi occasioni.                                                                                                                                                   
     

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