La Storia

In una capitale, Napoli,  che per tanti aspetti non aveva avuto pari lungo tutta la penisola, con l’avvento dell’Unità d’Italia molti tra   i  legittimisti corsero a raggrupparsi, come in una rocca, nel Circolo del Whist,  così occupando il primo piano di un  palazzo che dava su San Ferdinando.
Sempre affollati, specie nei giorni delle corse al galoppo quando coloro che ne erano stati protagonisti sfilavano poi  per la città, i  balconi di quell’imponente edificio si riempivano in quelle occasioni di numerose figure di gentiluomini, fortemente consapevoli di appartenere ad un sodalizio  assai tradizionalista  considerati i suoi presupposti araldici.

Senza dubbio più brillante si mostrava, invece,  quel Circolo Nazionale, fondato, anch’esso agli albori del Regno d’Italia, da un gruppo di aristocratici liberali.
In mezzo la lungimiranza di Carlo Poerio, nei limiti in cui seppe  raccogliere le istanze di altri insigni cittadini  che meditavano la creazione di qualcosa di diverso, vale a dire  un nucleo in grado di riunire le classi dirigenti aderenti al nuovo regime unitario. Sembrava, infatti, questo il modo più adeguato a proporsi degnamente a quegli italiani e stranieri che nuovamente avrebbero ripreso il loro cammino alla volta di Napoli, principio e fine di ogni Grand Tour, vero e proprio rito formativo, cui prevalentemente venivano sollecitati i rampolli del ceto nobiliare di tutt’ Europa, come largamente documentato da una nutrita, plurilingue letteratura diaristica. Sorse così  il «Casino dell’Unione» che ebbe come suo primo Presidente proprio Carlo Poerio e come sede provvisoria il primo piano del Palazzo Falanga a Via Cappella vecchia.

carlo poerio

Il Re Vittorio Emanuele II  fin da allora vi intervenne partecipando a molte feste. E fu proprio  durante una di queste che, notata la ristrettezza dei locali, aderì alla richiesta di concedere l’uso degli spazi adiacenti alla Reggia e al Teatro San Carlo : ciò che venne  sancito con nota del Ministro della Real Casa Conte Costantino Nigra in data 29 giugno 1863. Tali ambienti erano stati creati ad uso della Corte Borbonica dall’architetto Antonio Nicolini allorché questi, per volere del Re Ferdinando I, riedificò il Teatro distrutto dall’incendio del 13 febbraio 1816. Insediatosi sul trono, Francesco I concesse le sale ad una Associazione denominata «Accademia delle Dame e dei Cavalieri» con un decreto mediante il quale le stesse vennero destinate a riunioni a scopo di svago,  festeggiamenti oltre che,  specialmente, alla pratica dei doveri di ospitalità nei riguardi di italiani e stranieri di rango che fossero di passaggio per Napoli.

 
    La caduta della dinastia dei Borbone coincise con la fine delle attività e quella sede restò  per qualche tempo inoccupata fino alla concessione dei suoi spazi  al Casino dell’Unione. Come si evince dal rogito 13 ottobre 1877 per Notar Luigi Maddalena di Napoli, repertorio numeri 1154/5786, l’uso di quei luoghi (un tempo appartenenti alla Corona) era del tutto gratuito. Poi, come risulta dal regio decreto legge 3 ottobre 1919 n. 1792, il cespite passò dalla Corona al Demanio rimanendo tuttavia ferma, anche se con il pagamento di un corrispettivo, la destinazione di tali ambienti a sede del Circolo.
Per volere del Re Umberto I, in data 10 giugno 1897, il Circolo ebbe il diritto di usare lo stemma e la Corona Reale. Con un provvedimento dell’anno 1919, pur assorbendo per fusione il Circolo del Whist, il Casino dell’Unione   non mutò tuttavia la sua denominazione. Con deliberazione delle rispettive Assemblee in data 21 e 27 aprile 1947,   il Casino dell’Unione ed il Circolo Nazionale procedettero, infine, alla loro fusione dando luogo all’attuale denominazione di ‘Circolo Nazionale dell’Unione’.
Seguendo la tradizione iniziata dal Re Vittorio Emanuele II il Circolo ha ospitato nella sua lunga esistenza  -e in occasione di  eventi i più diversi (manifestazioni solenni, balli, tornei, ricevimenti)-   i Sovrani a lui succeduti ed i Principi della Real Casa.  Con essi molti Sovrani, Capi di Stato e Principi stranieri tra i quali l’Imperatore di Germania nel 1893, il Presidente della Repubblica Francese nel 1904, il Re Edoardo VII d’Inghilterra nel 1905, i Reali di Spagna nel 1923.
Sono da ricordarsi ancora i festeggiamenti in onore del Generale Lamarmora, Luogotenente del Re Vittorio Emanuele II, in coincidenza con la fondazione del Circolo; del Maresciallo Armando Diaz a conclusione del primo conflitto mondiale di cui fu  vittorioso artefice; delle rappresentanze dei reggimenti del Corpo di Armata di Napoli, reduci dal fronte della stessa guerra, con a capo il Generale Albricci; del Maresciallo Badoglio dopo la conquista dell’Etiopia.
Né si dimentichino  i ricevimenti in onore delle squadre navali italiane ed estere e i numerosi eventi sociali in onore di consoci insigniti di elevati riconoscimenti nazionali.
Il Circolo ha ospitato, inoltre,  il Capo dell’Eliseo François Mitterrand durante gli incontri svoltisi a Napoli con il Presidente del Consiglio pro tempore; il Presidente della Repubblica Federale Tedesca Koehler e quello dello Stato d’Israele Shimon Peres.
Sono stati, infine,  ospiti del Circolo anche molti degli  inquilini del Quirinale, come Giovanni Leone, Sandro Pertini, Francesco Cossiga e Carlo Azelio Ciampi,  figure non dimenticate di illustri Presidenti della Repubblica Italiana.
Per il suo prestigio e per le sue tradizioni, su richiesta delle massime autorità istituzionali, il Circolo ha sempre  messo a disposizione le proprie  strutture contribuendo allo svolgersi di solenni eventi della vita cittadina.
Annoverando tra i suoi soci, sovente e quasi di regola, i vertici della Pubblica Amministrazione, delle Arti, delle Scienze e delle Professioni della nostra Regione, detto altrimenti : i cittadini più eletti di ogni ceto, il Circolo ha finito col diventare uno dei luoghi di rappresentanza ufficiale della  città.
Un ruolo, questo, che si intende perpetuare, ed ulteriormente irrobustire, attraverso conferenze,  dibattiti, simposii, riunioni conviviali, mostre, esposizioni e qualsiasi altra iniziativa possa continuare a fare identificare il Circolo  come luogo di incontro,   confronto e  formazione critica : non si può non osservare, infatti,  come il mondo odierno, pur confermandosi nella consapevolezza delle attitudini delle sue elites,  non smetta tuttavia di  mostrare  altrettanta attenzione  nei riguardi della dimensione  pluralistica delle sue espressioni.